Gabriele e Veronica sono sopravvissuti a Torino

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Articolo pubblicato il 18/06/2017 alle ore 14:29.
Gabriele e Veronica sono sopravvissuti a Torino 4
Gabriele e Veronica sono sopravvissuti a Torino 4

Quello che doveva essere un sabato sera un po’ diverso dal solito, di fronte al maxischermo di piazza San Carlo a Torino, pronti a tifare la propria squadra del cuore, è diventato per molti un incubo. Non mancava molto al fischio finale dell’ultima partita di Champions League, disputata tra Juventus e Real Madrid, quando, sul 3 a 1 per gli spagnoli, si è scatenato l’inferno. Per cause ancora da accertare, si parla di petardo e di atteggiamenti ambigui, il terrore ha attraversato gli occhi dei presenti, tra i quali anche alcuni asolani, che hanno iniziato a correre per mettersi in salvo da quello che, almeno all’inizio, si pensava fosse un vero e proprio attacco terroristico.

“Ho sentito tutti attorno a me gridare “Oddio! Oddio!” - racconta il giovane Gabriele Ghiandone ricordando gli attimi di terrore che rimarranno per sempre impressi nella sua mente - sono stato fortunato perchè mentre tutti scappavano saltandosi sopra l’un l’altro io sono caduto su altre persone, già riverse per terra, sanguinanti e doloranti, e che quindi hanno attutito il colpo e sono stato protetto”. Una manciata di minuti di panico che sono durati però un’eternità per chi li ha vissuti.

“Non trovavo più il mio amico Francesco, che nel frattempo, per salvarsi, era salito su un lampione, i cellulari non prendevano ed io ero nel panico più totale - continua - non mi ero reso conto nemmeno di non indossare più gli occhiali da vista. Ho perso lo zaino e dalla Polizia Municipale torinese mi hanno avvisato che purtroppo, vista la grande quantità di sciacalli attivi in quei momenti, sarebbe stato impossibile ritrovarlo”. “Sono andata a Torino con il mio ragazzo in occasione del ponte del 2 Giugno - spiega invece Veronica Rigoni - Sabato sera, in piazza, c’era un sacco di gente, addirittura in cima al tetto di un’edicola, tutto per cercare di vedere meglio la partita. Abbiamo così deciso di recarci a cena, in un bar nella zona. A mezz’ora dalla fine stavamo camminando tranquillamente sotto il portico quando all’improvviso, da dietro le nostre spalle, è sbucata una folla di persone, sembravano un branco impazzito - prosegue ancora scossa - ci siamo riparati mettendoci dietro a delle colonne, ero certa che ci avrebbero travolti. Ho sentito quello che mi pareva fosse un botto, un petardo”.

I due hanno inziato a chiedere in giro che cosa fosse successo, ma la maggior parte delle persone non sapeva, qualcuno parlava di attentato, altri dicevano loro che c’era un uomo con il mitra. “Abbiamo deciso di allontanarci dalla zona perchè ad un certo punto abbiamo pensato davvero che ci fosse uno armato” ricordando che c’era gente che aveva la camicia sporca di sangue, ginocchia sbucciate, magliette strappate, qualcuno piangeva, in molti con il cellulare in mano che telefonavano, gente parecchio impaurita, agitata. “Poco dopo la polizia aveva iniziato a fare dei posti di blocco, si sentivano ovunque le ambulanze. Abbiamo cammianto per le vie, vedevamo ovunque tavoli rovesciati, persone che zoppicavano e camminavano senza scarpe. Piazza San Carlo era diventata un disastro, avevo paura di camminare perchè c’era vetro ovunque, zaini abbandonati, continuavo a inciampare e io avevo i sandali e tanta paura di tagliarmi.

C’era una ragazza con un attacco di panico e le amiche cercavano di aiutarla ma si muoveva a scatti e digrignava i denti”. Una serata che avrebbe dovuto portare, se non un po’ di festa, almeno condivisione, ma che invece ha lasciato solo un grande caos, l’amaro in bocca e polemiche per quello che sarebbe potuto essere ma che non è stato, e soprattutto 1527 persone ferite, calpestate da una folla impazzita o con lesioni causate dai vetri delle bottiglie rotte, frantumate per terra.

Tags: Torino,Asola,partita di calcio,finale,champions league

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